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Jean Raine non è mai stato sul Ruwenzori (1974)

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JEAN RAINE NON E’ MAI STATO SUL RUWENZORI PER FARNE FIBRILLARE LA VETTA.

E’ un dato importante, perché negativo. E, pertanto, fa notizia, messo in relazione - com’è - a un individuo del quale poche altre cose si possono citare che non siano storia del suo passato creativo.

Jean Philippe Robert Geenen nasce a Bruxelles il 24 Genaio del 1927, da una famiglia di pittori. La sua infanzia è felice, benché incisa dalla morte del padre.

Sei luna e civetta, e tracci oscillagrammi non registrati. Eppure posso dire che essi sono il MIO ritratto, eseguito tra 10 anni fa.

Le letture che sa trovare (Forton, Rimbaud, Breton, Artaud) lo spingono verso l’ambiente surrealista, a cui non cede, tuttavia, l’indipendenza del’humour critico.

Ami il dott. Faust ? Un tuo quadro, assieme alla geografia del cervello di lui, Faust, mostra il volto di Margherita ; ma, improvisamente, vi si vede Mephisto.

Conosce Magritte, Lecomte, Scutenaire ; Ghelderode lo affascina ; intesse amicizie per la vita, sui nomi di Luc de Heusch, Hubert Juin, Jean Pierre Stroot, fisico, Fernand Verhesen, insegnante di francese, poeta e critico.

Potrai farmi impazzire, Jean Raine. Ho la tranquillità, poi, di essere accettato al tuo club Antonin Artaud, e rimesso, quindi, in condizione di impazzire seguendo le tue ire/gioie drammatico/felici con fiducia/ironia di terrore/amore.

Scrive. Poesie, saggi ("Van Gogh", sul Journal des Baux Arts, è del ’46, come pure "L’esistenzialismo"°.

Jean Raine ha il volto doloroso dell’uomo che sa ; quasi che non CO.BR.A., ma il, anzi IL cobra (sibilante di nero, ballerino sulla coda) gli avesse dato tutto il veleno della conoscenza e della coscienza, e con esso tutti gli inguaribili mali che si chiamano amore, ironia, irrequietezza, sogno...

Dico IL cobra universale, al di fuori del mondo e dei mondi, e dalle stelle e dalle costellazioni e dalle galassie e dagli universi. Esiste, e puo farsi piccolo tanto da penetrare sottocute e deambulare nel cervello tra i neuroni, o grande tanto che un suo atomo misuri anni luce. Attenti a questo cobra !

Dipinge timidamente. Scivola su matrimoni, su Breton, si ferma sul gruppo COBRA, la compagine di pittori che prendeva il nome dalle iniziali delle città dove operavano : COpenhagen, BRuxelles, Amsterdam ; scrive per l’omonima rivista, per il tempo che riesce a uscire, dal ’49 al ’51, e per altre pubblicazioni (edizioni UNESCO, Meta, Frêne, Il Caffè), e a questo punto cominicia a esporre a Bruxelles, presentato da Marcel Lecomte.

Certi fogli grandi sui quali Jean Raine ha tracciato psicogrammi mi ipnotizzano e so di entrare nella pittura e di lasciarne alle spalle mentre mi addentro ; Ce n’è sempre del’altra.

Poi le cose diventano complicate da seguire, anche perché, ne frattempo, ha fatto del cinema, cominciando nel ’49 con "Le Test du Village" in collaborazione con Pierre Mabille, e ha scritto, esposto, filmato ancore, patito la fame à Parigi, vicinissimo ad Alechinsky e Victor Brauner ; ha lavorato, amato ; ha incontrato Henri Langlois, fondatore della Cineteca Francese, dando inizio a una lunga collaborazione.

Nel castello lyonese di Raine i fantasmi sono idee. Jean li libera e gioca con loro, e mette a ciascuno il nome : "... un jeu alternatif/ de mots mouillés sans suite..." (J.R.)

La sua pittura nasce dalla grafia ribelle alle consuetudini. Mala cronologia dei fatti non entra tra i compiti de mio intervento, mentre la segnalazione dei pasi primari non è d’ingombro. Questi sono, tanto per citare, la creazione di un "club" per la riabilitazione dei malati di mente, intitolato ad Antonin Artaud ; l’incontro con la donna che sara per lui, Sanky, psichiatra ; un lungo soggiorno in California, a partire dal ’66 ; il trasferimento a Lione e la vita a Rochetaillée sulla Saona, inframmezzata da periodiche permanenze a Calice Ligure, vicino a Lam, a Scanavino, e a quel Museo internazionale dell arte moderna che vi si installa.

I mostri di Raine, quelli che vedi e non vedi nell ossessiva sintassi dei segni, hanno la mutevolezza dei richiami della conscienza. Possono anche sparire.

I verdi e i bleu di Raine fanno bene, perché il loro acido è graffiante. Non ci si puo adagiare in rêverie, finché si tengono presenti.

Cosi si arriva a questi giorni. Raine conduce con coerenza la sua intelligentissima pitture, nella quale si gusta la confluenza della cultura, delle conoscenza grafiche e tecniche, delle esperienza tra i punti estremi di favore e di ostilità della vita, di una maturità che ha sempre la possibilità di esplodere e di ritrovare intatta la magia del filo teso.

Nei films, nei versi, nei saggi di Raine, la pitturaè rimasta per anni in attesa di essere chiamata a nascere. Con quale furia deve essere uscita, e avidità di aria !

... quel filo, sul quale corrono senza intralci logica e rigore.

A questo punto, non sono più certo che, ancora, Jean Rain non sia stato sul Ruwenzori per farne fibrillare la vetta.