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Fedeltà al silencio (1973)

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Pennello a mano, pennello a momento distante dai colori e dell’inchiostro di China ! Never more ? Nè per un catalogo, né per nessuno. Ormai tutto si fa nella notte, a vuoto e senza di me. Gli insetticidi hanno fatto fuggire i miei spauracchi, edil io carico di fantasmi si è alleggerito. Mi rimane l’insonnia, sale dei passi perduti, e la scena di un teatro nel quale sono spettatore di uno spettacolo sublime percè inesistente. Comunque la metafora non comincia qui. Decorazioni teatrali, velluti, sipari, fronzoli, pellicce travestano, fastosamente, il mio scheletro.

Facciamo il punto. Nato il 24 gennaio 1927, muoio esattamente lo stesso giorno. Da allora ad ogni alba muoio nuovamente, disintossicato dalla vita grazie all’onanismo, indifferente al l’alternarsi inesorabile delle stagioni. Un eliotropo infrarossa mi risparmia gli inverni ; Non far altro che dormire. Purtroppo complice, il mio spirito si applica allo studio di cio` che dispresso, un po` qua, un po’ là. Infine, una vita molto onesta, che dà ’occasione ai migliori di prodigarmi loro consigli di ignoranti :"Dotato come sei, potresti scrivere in...", "cerca di guadagnare qualche soldo e tu...", "una piccola occupazione non ti impegna gran che...", "si dunque ragionevole e guarda..." La vita in faccia ? Lei che è guercia e che ci guarda di spiego ! Un occhio a destra, uno a sinistra nevvero, Jean Paul Sartre ? Che bel muso si finisce per avere.

Che importa, nel mio pessimismo ritrovo i miei punti di riferimento e di chiarezza. Scutenaire, Magritte, Mabille, Bachelard - il mio razionalismo è fortunamente sottile nel suoi itinerari - poi Brunius (che rivedo in tuta, mentre dà il bianco a casa mia preoccupato della stabilatà della scala).

Mio caro signore, come dipingete una tela, come scrivete un poema ? Nessuno risposta. Non è questione ne di signore, ne di qualcosa di buono. Dunque ? Dunque niente, cercate altrove, a piacer vostro, là dove la musica rende opaca la trasparenza delle vostre oscurità. A Bruxelles, a Parigi, a Londra, a San Francisco e ora in PROVINCIA, nel mio castello intriso dalle nebbie della Saone, o nelle mie rovine di Calice Ligure. Quanto sono lontano gli amici ! Ho sempre detto che ritornerei a Bruxelles con una camicia di zucchero rosa e ritornero` a Bruxelles, per rompermi le palle se è inevitabile, per fumare le gitanes del Monopolio e scrivere un romanchero gitano. Là conosco qualche turco dal quale ho avuto l’occasione di conoscere i genitori nel bled vicino à Kushadasi. Un caffé nostalgico che non ha niente della moschea, il sedere sulle seggiole zoppe, si beve del rakki, mio profete.

"Jean Raine chi siete ?" Risposta avvolta nelle più spesse tenebre. Voi che cercate di sapere, voi non troverete. Troverete il vuoto, degli abissi di lucce, un sesso sezionato, delle vane speranze, delle disperazioni di bambini, dei rumoiri di crotalo, dei fragili escrementi, delle contorsioni di invertebrati, dei rognoni di macelleria. Che importa. Mai ci è bastato di aver creduto di esistere. Un discorso matura nel cervello di mio figlio. Ministro delle Farse e dei Tranelli. Grazie figlio mio, di voler diventare importante, anche se il tuo Ministero non sarà mai corredato di portafoglio. Nel 1900, ritorneremo all’Eldorado in altri music-hall per petomani, a far suonare le nostre trobe imboccandole col culo. Ecco la mia vita da codesti venti portata verso altre sponde. Che importa se la gramigna conserva le radici di una vocazione originale, uno stupor iniziale.