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Dei luoghi e dei momenti (1978)

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Essere pittori non significa necessariamente stringere un pennello con la punta delle dita. Come un tempo sulle immagini di Epinal possiamo imaginare il pennello come un pugnale nella morsa dei denti. Forse dipingere non è che l’espressione di desideri assassini. Non mi faccio nessuna illusione sull’essenza della cosi detta vocazione. Ogni quadro è un batello naufragato che si conquista spada alla mano, al prezzo del sangue versato. I veri artisti sono dei pirati, dei fuorilegge sempre pronti per un’avventura che puo finire bene o molto male.

Sono al mondo da più di cinquant’anni, sono nato a Bruxelles il 24 Gennaio 1927. Una data da tenre a mente. Molto presto, verso i quindici, anni sapevo che un giorno sarei diventato un artista, ma non un pittore, piuttosto uno scrittore. Poiché tutto mi appassionava non c’è da stupirsi che amando sia la musica, che il teatro et la poesia, abbia a lungo esitato. Per far passare il tempo ho seguito dei corsi al l’Università di Bruxelles e di Parigi : di Diritto, di Scienza Politiche e Amministrative, di Psicologia. La mia appartenenza a gruppi surrealisti belgi e francesi fu determinante. Incredibile fortune di poter godere dell’amicizia e dell’interesse di persone come Magritte, Breton, Pierre Mabille, Bachelard, Victor Brauner e di molti altri che ho conosciuto ancore giovanissimo.

Non avevo vent’anni - siamo nel dopoguerra - un altro incontro capitale, Henri Langlois, il fondatore del Museo del Cinama francese, amico di Comencini, Maria Adriana Frollo, De Sica e molti altri italiani (è la grande epoca, la grande rivelazione : quella del neo-realismo italiano). Ed eccomi impegnato nel cinema. Realizzo dei films, mi occupo degli archivi del museo... tutto questo in quindici anni.

Di tanto in tanto scrivo su qualche rivista, pubblico dei poemi sino al momento in cui questo mi diventa insopportabile. La pittura sino allora non era stata per me che un gradevole passatempo, un divertimento surrealista senza grande orginalità. A modo mio e molto modestamente facevo del De Chirico e del Max Ernst. Ed ecco che la mia visione si libera. Piu che scrivere, piu che fare dei films, dipingere diventa un gesto essenziale. Per due annin cerco la mia via e trovo uno stile relativamente vicino ai pittori Cobra. Diverso perchè piu intriso dall’estetica surrealista.

Un problema che avevo un giorno discusso con Breton fu quello dell’automatismo. Nel dipingere, mi è parso che il pittore più dello scrittore poteva raggiungere quelle regioni profonde dell’essere che Breton aveva ricercato nelle parole. Avevo anche capito che una tale pittura non porteva farsi che in uno stato medianico. Questi stati sono quelli che Charles Baudelaire chiamva i Paradisi artificiali. Per abolire la coscienza, per neutralizzare la ragione, come suggeriva Breton, l’alcool fu per me il più prezioso dei veleni.

Concludiamo con questo imperativo di Baudelaire : bisogna essere ebbri. Ritrovarsi altrove è la sola ragione valida di vivere. Forse è per questo motivo che ho comprato quella casa in Liguria dove amo lavorare tra le vigne che forniscono un vino generoso.